Innovare la PA: serve compartecipazione pubblico-privato. Intervista a Renzo Turatto, esperto di Public Procurement.


A un anno dall’entrata in vigore del nuovo codice degli appalti pubblici (D. Lgs. 50/2016), quali sono, in tema di innovazione, le strade (e le procedure) oggi percorribili affinché l’amministrazione pubblica spenda “bene” in tecnologia?

Avere la certezza di acquistare prodotti realmente evoluti e innovativi, infatti, può essere complicato.
Per affinare gli strumenti di public procurement innovativo e attivare la trasformazione digitale, le norme ci sono ma servono linee guida operative.

Ne abbiamo parlato con il Prof. Turatto dell’Università di Perugia, esperto di Public Procurement, in occasione di un incontro e di un’intervista che ha gentilmente rilasciato alla nostra Simona Ansuini e che è stata pubblicata su Cor.Com. Vi invitiamo a leggere questo abstract, ricco di spunti e indicazioni davvero interessanti:

 


Per “comprare bene” prodotti e soluzioni tecnologiche e investire nella vera innovazione, spiega il Prof. Turatto, occorre aumentare le competenze interne alla PA, attivare meccanismi di messa a confronto delle varie offerte, capire progressivamente cosa comprare. In pratica, operare una negoziazione con il fornitore. Ma, sottolinea Turatto, per esser sicuri che quel che si sta comprando sia realmente innovativo, bisogna spingersi oltre. Occorre “ingaggiare” il fornitore, collegare la remunerazione stessa al successo dell’operazione.

Serve una compartecipazione pubblico-privato. Paesi come il Giappone e gli USA sono all’avanguardia in questo. L’Europa, come l’Italia, sono più indietro. Tuttavia, se anche i tempi saranno lunghi, la direzione da intraprendere è senz’altro questa. La PA che acquista tecnologia e il privato che la fornisce devono poter essere partner in un processo di condivisione dei rischi e dei benefici. Solo così si potrà davvero portare innovazione nel Paese.