Exposanità: focus su Privacy e Sanità Digitale.


Il tema della Digitalizzazione della Sanità in Italia, va detto, ci trova in svantaggio. Lo testimonia l’indice DESI, definito dalla Commissione Europea: siamo al 25° posto nel 2015, insieme ai Paesi a basse prestazioni. L’Agenda Digitale Italiana, nata nel 2012 e particolarmente attiva in questi anni, anche a fronte dell’impegno governativo sul tema della digitalizzazione, ha proprio l’obiettivo di colmare questo gap. Se ne è parlato di recente a Exposanità nel corso del workshop “Sanità Digitale, tra la Dir. 95/46/CE e il Nuovo Regolamento UE“, a cui I-Tel ha partecipato, incentrato sugli aspetti di Sanità Digitale più interessati dall’adozione del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy. EXPOSANITA'_I-TEL I temi oggi più caldi sono: l’identità digitale (con cui il cittadino può qualificarsi una sola volta per il comune, la ASL, l’INPS…), i pagamenti elettronici e la dematerializzazione. In materia di Sanità, poi, i temi di grande interesse pubblico oggi sono: la ricetta dematerializzata, il fascicolo sanitario elettronico e i pagamenti dei ticket on line. Eppure … la strada da fare è ancora molta. Soprattutto è molto lontano il coinvolgimento del paziente in termini di empowerment. Ciò anche a fronte di assistiti, anche anziani, sempre più pronti a comunicare in multicanalità, nonché a valutare i servizi offerti.

Dire che “il digital divide” ed evitare investimenti tecnologici in tal senso, di fatto limita l’inclusione. Senza l’inclusione delle categorie più fragili (disabili e anziani in testa) si mina in partenza tutto l’aspetto “socio” del nostro servizio socio-sanitario.

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Se, ad esempio, con le banche o le compagnie aeree i servizi sono accessibili in multicanalità, perché ciò non vale anche con la sanità? Per avere un’idea della portata del fenomeno, basta pensare al tema dei pagamenti elettronici dei ticket sanitari. Per non parlare dei servizi di Telemedicina e Cronicità. Il numero dei cittadini affetti da patologie croniche e l’innalzamento dell’età media di vita, portano obbligatoriamente ad una rivisitazione del modello sanitario: non più incentrato sull’ospedale come luogo di cura, ma sul paziente come persona da curare. Il tutto coadiuvato da un utilizzo esteso di tecnologie della comunicazione fra assistito e operatori sanitari, favorendo la continuità assistenziale ed il coinvolgimento attivo dell’assistito e dei suoi familiari. Il Patto per la Sanità Digitale 2015 descrive perfettamente il fenomeno: “Solo con la telemedicina sarà possibile preservare la sostenibilità di un sistema che assiste a una progressiva espansione della domanda di benessere (e non, soltanto, di salute) da parte di una popolazione in progressivo invecchiamento”.

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Il tema del risparmio è oggi più che mai all’attenzione del Governo proprio perché la più grande quota di disavanzo dei bilanci regionali proviene dalla sanità. Il risultato atteso dalla Telemedicina è che i pazienti possano migliorare il proprio stato di salute contenendo i costi grazie a un modello di cura che riduce l’ospedalizzazione. La stima del risparmio è di 265 miliardi di euro dal 2013 al 2017.

Il percorso per arrivare alla Telemedicina passa attraverso il web 2.0, la diffusione degli smartphone, l’utilizzo di canalità diverse (video call, app, chat, social, …).

La tecnologia quindi c’è ed è pronta, forse anche in eccesso rispetto all’attuale richiesta di mercato. Quello che forse ancora manca è mettere a sistema le tante sperimentazioni fatte con una scelta di fondo apparentemente coraggiosa ma, crediamo, ineludibile. Quella di registrare, anche in tema di privacy, il cambiamento sociale epocale a cui assistiamo. Quando si parla di Salute, il cittadino è disposto a utilizzare la comunicazione multicanale per trasmettere e acquisire informazioni in tempo reale con il team di cura e le strutture sanitarie. E lo sarà sempre di più, con le opportune tutele in tema di identità digitale.